Cambi robotizzati, collaudi e revisioni

System srl – Una garanzia nella storia del cambio

Oltre il manuale: evoluzione del cambio

Come nasce il cambio automatico, e quali sono state le ragioni che hanno portato alla sua invenzione?
Il cambio automatico è stato pensato per garantire al conducente di muoversi con maggior fluidità attraverso la giungla urbana. In poche parole, ci si è messi nei panni di tutti quegli automobilisti costretti ad impantanarsi nel traffico delle otto e trenta del mattino, la mente già proiettata sulla giornata di lavoro che li attendeva, e si è deciso di risparmiare loro lo stress della frizione. Il cambio automatico è stato ideato per questo: garantire una guida più fluida e lasciare che l’auto, almeno in parte, si autogestisse.

Questo innovativo tipo cambio è nato nel 1904 dalle menti dei fratelli Sturtevant: si trattava di un modello rudimentale a due marce, una per l’alta velocità e una per la bassa. Appena quattro anni dopo Henry Ford inventava il rivoluzionario modello a T, caratterizzato da due rapporti più retromarcia. Il cambio avveniva tramite dei pedali controllati direttamente dal guidatore. Nel 1934 General Motors ha proposto un modello a trasmissione semiautomatica, e nel 1939 è divenuta la prima azienda produttrice della trasmissione automatica Hydra-Matic. Nel 1940 i veicoli Oldsmobile, forniti della sopracitata Hydra-Matic, diventavano i primi veicoli con cambio completamente automatico.

L’automatico che non piacque all’Italia

Strano a dirsi, ma in Italia non si è gridato al miracolo quando il cambio automatico si è affacciato sul mercato. Nei primi anni ottanta meno dell’1% dei veicoli che circolavano sulle nostre strade ne era fornito: si trattava perlopiù di autovetture straniere di grossa cilindrata, che esigevano la massima comodità di guida possibile. Certo, oggi le cose sono molto cambiate. Il cambio automatico è sempre più richiesto, e più del 20% delle automobili attualmente immatricolate ne sono provviste: una percentuale incoraggiante rispetto al secolo scorso, che tuttavia impallidisce di fronte all’oltre 96% vantato dagli USA.

Ma perché tutta questa diffidenza nei confronti di un cambio nato, senza mezzi termini, per semplificare la vita agli automobilisti? Questione di pregiudizi.
In Italia il cambio automatico è stato a lungo visto come un ripiego per chi, al volante, proprio non ci sapeva fare. Negli ultimi anni si è fortunatamente diffusa una visione più consapevole e certi miti, poco a poco, sono crollati.
Nonostante la cattiva accoglienza ricevuta dal cambio automatico del nostro paese, l’Italia ha comunque apposto la sua firma sulla sua storia. Il primo brevetto è stato infatti registrato nel Bel Paese nel 1931 a nome di Elio Trenta, di Città della Pieve.

Sembra che nonostante tutto, quando si parla di meccanica, gli italiani non riescano proprio a starsene a guardare.

Questione di precisione: l’avvento del semiautomatico

Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, poi, si è cominciato ad affidare il controllo delle valvole all’intelligenza elettronica di un computer. Era l’avvento del cambio semiautomatico sequenziale o robotizzato, che garantiva una maggior precisione in termini di interventi; inoltre, il conducente aveva la facoltà di scegliere quali rapporti inserire o lasciare il controllo al computer. Rispetto ad un cambio automatico ha costi più contenuti, sebbene questi restino naturalmente superiori rispetto a quelli di un manuale. Sia il cambio automatico automatico che semiautomatico, poi, permettono di risparmiare in termini di carburante.

Per quanto paradossale possa sembrare, il cambio semiautomatico non è accolto con entusiasmo dal mondo dell’automobilismo sportivo. Quello automatico ne è tuttora bandito. Un bravo pilota doveva infatti dimostrare di sapersi destreggiare con il cambio manuale, in modo rapido.
Tuttavia, il rifiuto di abbracciare l’innovazione tecnologica non era dettato dal bisogno di testare le abilità dei piloti a schiacciare la frizione. La titubanza ad introdurre il semiautomatico nei circuiti, piuttosto, era dovuta alla perdita che l’autovettura avrebbe subito in termini di potenza. Un’auto fornita di cambio non manuale sacrifica circa 10% delle sue prestazioni complessive. Nonostante questo, era solo questione di tempo prima che l’automobilismo sportivo cedesse alle comodità del sequenziale: nel 1989 un semiautomatico, firmato Ferrari, debutta in gara. Appena un lustro dopo, tuttavia, la FIA si dichiara contraria all’assistenza elettronica, colpevole di offuscare le effettive abilità dei piloti. Sarebbe stata nuovamente abolita per essere introdotta gradualmente, nel corso degli anni successivi. Ad oggi le auto di F1 montano un cambio robotizzato, più preciso dell’automatico, in quanto consente al pilota di scegliere il rapporto migliore in base alla situazione da affrontare.

Il gruppo Volkswagen: geni del cambio a doppia frizione

Volkswagen vanta l’esclusiva del Dual Clutch Transmission, più conosciuto con la sigla di DCT. Si tratta di un cambio che si serve di due frizioni separate, da utilizzare in modo automatico o semiautomatico. L’idea del cambio a doppia frizione ha visto la luce negli autodromi degli anni ottanta, grazie a Porsche. Perché questo sistema sbarcasse sulle strade strade pubbliche, tuttavia, si sarebbe dovuta attendere la Golf R23 del 2003. Quali sono i vantaggi del cambio DCT? Anzitutto, i tempi risultano molto più rapidi rispetto ad un cambio tradizionale. Il motore è meno soggetto a danneggiarsi a causa degli sbalzi di potenza, perché programmato per girare sempre in modo ideale. Non si può trascurare neanche il fatto che le emissioni e i consumi siano drasticamente ridotti, e che si possa dire addio ad ogni problematica dovuta ad un uso poco corretto del cambio.
Si può ben immaginare la complessità strutturale del cambio! Ed è qui che entriamo in gioco noi di System: esperti di fama mondiale in materia di cambi automatici, semiautomatici e robotizzati, vantiamo eccellenti tecnici specializzati nel cambio delle 0AM. Grazie al brevetto di collaudo Regiency 4.0, siamo una realtà all’avanguardia nel settore. Un’autentica garanzia nella storia del cambio.

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